Ragusa Ibla


Ragusa Ibla

 

Le origini di Ragusa Ibla sono antichissime. E’ situata su una collina che va dai 385 ai 440 metri sul livello del mare, fu edificata tra il settecento e l’ottocento.

Esistente già in età sicula, Ibla fu occupata dai greci, i quali la chiamarono Hybla Heraea.
I romani subentrati ai greci, modificarono il termine in Hereum prima ed Hereusium dopo, e da questo in età bizantina, si pervenne a Reusia, da cui derivano l’arabo Ragus e infine l’attuale Ragusa.

In età normanna la città conobbe un notevole sviluppo, diventando Contea. Dopo le difficoltà del periodo svevo, che vide la soppressione della Contea, questa fu ripristinata sotto gli aragonesi, passando alla potente famiglia dei Chiaramonte.

Ai Chiaromonte succedettero i Cabrera e la sede della contea, verso la metà del XV secolo, passò a Modica.
Il terremoto dell’ 11 gennaio del 1693 distrusse Ragusa completamente facendo 5.000 vittime su una popolazione di 12.000. Ragusa venne riedificata in due siti distinti, dando vita a due comuni diversi, Ragusa e Ibla, che successivamente si unificarono, per poi di nuovo separarsi e riunirsi definitivamente nel 1926, quando divenne anche capoluogo di provincia.

Ibla è ricca di molte chiese e palazzi che abbelliscono la città. La chiesa di S. Giorgio, opera di Rosario Gagliardi, è considerata tra le più splendide costruzioni del barocco siciliano del settecento.

Altre opere importanti e caratteristiche sono: Piazza Pola, il Palazzo della Cancelleria, la Chiesa di S. Francesco, il Portale di S. Giorgio, ed un notevole numero di palazzi in stile tardo barocco.

iblaLa visita della città può cominciare con una sosta alla Basilica di San Giorgio, esempio imponente di barocco siciliano.
Ultimata nel 1775 su disegno di Rosario Gagliardi, presenta un’elaborata facciata preceduta da scalinata e divisa in tre parti da fasci di colonne e motivi decorativi tipici dell’epoca.
La parte centrale, leggermente convessa, culmina in una cella campanaria. Sulle tre navate svetta una cupola ottocentesca alta più di 40 metri e sorretta da 16 colonne binate. Nonostante gli elementi architettonici appartengano a epoche diverse, la scalinata e la cupola sono di epoche successive alla chiesa, l’insieme risulta straordinariamente armonioso. All’interno troviamo 13 vetrate istoriate rappresentanti i Martiri di San Giorgio, dipinti di Vito D’Anna, uno splendido altare in pietra cinquecentesco, opera dei Gagini; in sacrestia, una bella pala di altare, notevoli sculture di scuola gaginesca e un ricco Tesoro del Santo.

In Piazza Pola, la Chiesa di San Giuseppe presenta una facciata molto simile a quella della Basilica di San Giorgio, e per questo attribuita al Gagliardi.
Nell’interno, con navata a forma ellittica si conservano stucchi, tele e altre preziose opere barocche, oltre a un San Giuseppe seicentesco in argento.

Di ritorno da Piazza Pola, imboccata via Orfanotrofio, ci accoglie la Chiesa di Sant’ Antonio , già Santa Maria La Nuova, con un bel portale ogivale in un fianco, residuo dell’antica chiesa in stile gotico, e un portaletto barocco.
Nell’interno si può vedere ancora, nel portale della sacrestia, un altro resto dell’antica struttura.

Poco lontano ci dirigiamo verso l’ingresso della Villa Comunale o Giardino Ibleo , ben curato, ampio e panoramico: dalla sua balconata infatti si godono magnifiche vedute dei Monti Iblei e della valle del fiume Irminio.
All’interno del giardino sorgono tre chiese: San Giacomo, Cappuccini, San Domenico o del Rosario. Vicino all’ingresso del Giardino Ibleo si trova il Portale dei resti dell’antica chiesa di San Giorgio, in stile gotico-catalano, con la preziosa lunetta di San Giorgio che uccide il drago e nei due rombi laterali le aquile aragonesi.

L’ antica chiesa di San Giorgio, si presume eretta verso la meta del secolo XIV, nel periodo chiaramontano, doveva essere molto grande (a tre navate) e sicuramente molto bella, a giudicare dalla sontuosità di questo portale a forte strombatura, il quale, anche se ormai quasi del tutto corroso dal tempo e danneggiato dall’incuria, conserva una sua antica bellezza con le sculture nella dolce roccia locale, da sembrare ricami.
All’interno del parco la chiesa di San Giacomo mantiene, delle tre navate che aveva nel Seicento, solo quella centrale, barocca, come d’altra parte il campanile.

La chiesa di San Domenico ha un campanile di origine trecentesca decorato con maioliche colorate, ormai cadente, con grandi linee di frattura nella facciata.

La chiesa dei Cappuccini, è caratterizzata da una semplice facciata ravvivata da quattro paraste a capitelli corinzi, che reggono un frontone neoclassico accompagnato da due piccoli campanili. L’interno della chiesa con tetto a capriate conserva una delle opere maggiori di Pietro Novelli detto il Monrealese, riconosciuto come il più significativo tra i pittori siciliani del Seicento: si tratta della Madonna fra Angeli e Santi (uno degli apostoli e un autoritratto di Novelli).
Si percorrono le strade di Ibla, tornando verso la basilica di San Giorgio, e ci si dirige alla volta della chiesa di Santa Maria delle Scale in via XXIV Maggio.
Ricostruita dopo il terremoto, ha avuto salvi il portale, un bel pulpito gotico e il campanile. All’interno sono degni di nota gli archi di tipo gotico e rinascimentale e un’immagine cinquecentesca della Vergine, opera in terracotta della scuola dei Gagini.

Alla sinistra della chiesa si erge un campanile che, oltre alla cella campanaria, sorregge la balaustra di un cupolino, la cui base ottagonale e rivestita con formelle policrome di Caltagirone, decorate con vasi e fiori. Poco lontano si trovano palazzo Cosentini e palazzo Bertini . II primo è una tipica costruzione settecentesca. Probabilmente il più caratteristico di quei palazzi, dalle cui fronti sporgono eleganti balconi, sorretti da ornatissimi mensoloni con una serie di personaggi e un repertorio di animali, mostri, belve, figure e volti orribili e fantastici, che sono piuttosto frequenti nel barocco siciliano.

Palazzo Bertini, realizzato dalla famiglia Floridia verso la fine del ‘700, fu poi comprato dal Bertini, dal quale prese il nome. Caratteristici sono tre mascheroni, impostati nella chiave di volta delle finestre. Le tre sculture sono state oggetto di interpretazioni diverse: la piu comunemente accettata e quella dei “tre potenti”. II primo mascherone rappresenterebbe il povero deforme, che, con la lingua di fuori, con alcuni denti mancanti e il naso enorme, ha l’espressione di colui che, non possedendo niente, non può essere privato di nulla. All’altra estremità sarebbe rappresentato il commerciante, con il turbante, i baffi ben curati e I’aspetto tranquillo, simbolo di colui che ha tutto e che tutto può grazie al suo denaro. La figura centrale rappresenta un nobile signore, con sguardo fermo e sicuro, colui che può fare ogni cosa, e rappresenta quindi il potere dell’ aristocrazia.
II nobile, in quanto al centro della società, è scolpito in posizione frontale, fra povertà e ricchezza.

Da Ragusa Ibla si entra ora in Ragusa Superiore, che mostra nell’impianto urbanistico e negli edifici il volto settecentesco datole con la ricostruzione seguita al disastroso terremoto del 1693. L’edificio più rappresentativo di questa parte della città è certamente la Cattedrale di San Giovanni, che si trova nella piazza omonima.
La chiesa, costruita tra il 1706 e il 1760, presenta una bella facciata barocca riccamente decorata, un imponente portale e un campanile a cuspide. Da vedere, all’interno, le pregevoli decorazioni in stucco delle cappelle ottocentesche.
Sul retro della chiesa si trova la Casa Canonica, bell’edificio barocco alleggerito da diverse finestre balconate.

Percorrendo via Roma in direzione di Piazza Libertà, si raggiunge il Museo Archeologico Ibleo in via Natalelli, allestito al piano terreno dell’ Hotel Mediterraneo, che conserva i reperti archeologici degli scavi compiuti nella provincia ragusana. Sono catalogati topograficamente e cronologica mente a partire dal Neolitico e divisi in sezioni.
La prima sezione raccoglie le testimonianze del Neolitico fino all’ Eta’ del Bronzo (cultura di Castelluccio).

La seconda e dedicata esclusivamente ai ritrovamenti di Camarina: corredi di necropoli, modellini della citta e ceramiche ellenistiche e romane. La terza sezione ospita numerose testimonianze dei primi insediamenti siculi: di particolare interesse e la documentazione relativa al centro di Monte Casasia e alle necropoli di Castiglione e di Ragusa Ibla. La quarta sezione raccoglie documenti relativi ai centri di Età Ellenistica, in particolare agli scavi di Scornavacche, e la ricostruzione con materiali originali della bottega di un ceramista. La quinta sezione ospita materiali di Età Romana e tardoromana con una ricca documentazione proveniente dai centri di Caucana e di Camarina, dove sono stati rinvenuti bei mosaici pavimentali appartenenti a una chiesa paleocristiana.

Non lontano dal museo tre ponti scavalcano la cava di Santa Domenica: il Ponte dei Cappuccini, il primo di Ragusa, fu fatto costruire grazie all’interessamento dei frati, e in particolare di padre Occhlpinti Scopetta, che sostenne la necessità di un ponte che superasse la valle accorciando di molto la strada ed eliminando la fatica della salita. II ponte, inaugurato nel 1835, fu concepito a due ordini: l’inferiore a quattro arcate e il superiore a dieci.

Una breve escursione si può compiere a due chilometri dalla città, dove si trovano gli impianti di estrazione e lavorazione del calcare bituminoso. A cielo aperto o in galleria, essi rappresentano uno dei maggiori complessi del genere. Non lontano dalle miniere scavi recenti hanno portato alla luce una latomia, cioe’ un antro scavato nella pietra, con tombe di eta paleocristiana (IV secolo d.C.).

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